IL SILENZIO DEI LAVORATORI DEL TANGO e il MIRAGGIO (lontano lontano) della MILONGA FUTURA

di Cristiana Casuscelli

Il tango sociale, il ballo del tango, la milonga, quello stile di vita in cui si identificano tante persone a Buenos Aires, in Argentina e nel resto del mondo … è diventanto, oggi, un miraggio lontano. Diciamocelo. Metabolizziamo il lutto, perchè questo è.
Se ci volgiamo al passato (ed è solo ieri, tre mesi fa) sappiamo che il tango sociale era ancora ben in vita, come un mondo parallello efficiente con i suoi lavoratori, i suoi servizi, le sue prerogative insostituibili e non negoziabili: la musica, la danza di coppia, i codigos, la socialità, il sentirsi vivi, appassionatamente vivi, live, insieme agli altri.
Così vivono i milongueros il tango, come l’elemento che più li fa sentire vivi e contenti di esserlo.
Il questo momento c’è un silenzio drammatico soprattutto tra coloro che il tango sociale lo producono per i milongueros, è il silenzio dei lavoratori del tango: i danzatori, i maestri, gli insegnanti, gli organizzatori di milonghe, i musicalisadores, i dj, i musicisti, le orchestre tipiche contemporanee, i cantanti. Per molti di questi professionisti (non per tutti, ma per molti) il tango è la vita, lo stipendio, la dedizione, l’unica fonte di sussistenza. Vita e sussistenza sospesa di colpo, come in un freeze, interrotta a data da destinarsi. Si è interrotta la milonga, è scomparsa la vita pulsante del tango sociale, questo è il punto e, con essa, si sono interotte le lezioni nelle scuole e la musica dal vivo.
Nell’attesa, nella quarantena casalinga, qualcuno dei lavoratori del tango, insegnante esperto anche nello smart working, è riuscito a organizzare “video lezioni virtuali” gratuite e/o a pagamento, a coltivare la sua personale comunità di allievi; qualcun altro ha pensato, generosamente, di non spegnere la musica, di non spegnerne l’ascolto, di trasmettere la musica che si balla e quella che non si balla con video dirette sui social o per radio streaming, alcuni anche accennando ad un approfondimento culturale.
Nell’attesa… sospesa. Siempre.
Perchè se c’è una cosa che sa fare benissimo un vero milonguero è attendere. Attendere che arrivi o che torni il momento buono, il momento giusto… l’onda per cominiciare a danzare. O ricominciare. Ed è sempre così, da sempre.
Ma non tutti sanno che danzare e campare non sono cose differenti per il lavoratore del tango, il quale è tanguero due volte perchè, quando torna a casa e si toglie le scarpe, non ha un altro lavoro con cui paga le bollette, è il tango che sa produrre a pagare le bollette. Altrimenti cippa. Deve essere bravo allora e deve essere nelle condizioni di porterlo fare, alla sua salute personale deve corrispondere la salute del resto del mondo, per funzionare.
Sono convinta che chi lavora con piccoli numeri e piccoli gruppi, come un artigiano di bottega o un contadino con l’orticello locale, riuscirà a tenere in vita in qualche modo la propria attività.
Molto più difficile sarà per chi è abituato a lavorare solamente viaggiando e contando sugli ingaggi di eventi con grossi numeri e grandi assembramenti gestiti da grandi organizzazioni e dall’industria del tango.
La questione, in fondo, è simile a quella di tutti i lavoratori dello spettacolo, una questione dimenticata dai governi nel pianificare l’intervento economico urgente per le categorie di lavoratori più a rischio in questa emergenza. E i lavoratori del tango (come quelli dello spettacolo) conoscono bene l’arte di arrragiarsi ed hanno sempre saputo farne virtù nella vita da tango, ora, sanno bene di essere i più penalizzati nella possibilità remota di “tornare a lavoro” nella fase B, con le opportune misure di sicurezza: isolamento, distanziamento sociale, mascherine, sanificazioni, guanti. Benedizioni con l’acqua santa. Tutte queste cautele non funzionano per la pratica concreta del tango, per la la milonga sociale.
Tutti i lavoratori del tango sanno, dolorosamente e responsabilmente, che non ci può essere una via di mezzo, una fase B per il tango sociale proprio per come funziona il tango, per quello specifico che amano di più i milongueros.
Perchè è l’essenza stessa del tango (come ballo di coppia e come ballo sociale) a impedire queste misure, ad abbatterle per statuto. La natura libera del tango impone che non esistano. La bellezza del tango risiede, appunto, nella loro assenza, nella libertà
Non c’è soluzione per il tango ai tempi del covid, perchè il tango non accetta distanze e isolamenti, nè sociali nè individuali, perchè il tango pretende connessione tra individui, fusione e abbracci veri. Anime e corpi, senza distinzioni. Irrinuciabilmente.
Il tango è libero e non si prende in giro. Piuttosto rinuncia e aspetta più degli altri per tornare ad essere libero e tango.
Come dice un celebre tango “Asì se baila el tango”:
“Così si balla il tango:
sentendo in volto
il sangue che sale
ad ogni battito;
mentre il braccio
come un serpente
avvolge la vita
fino a spezzarla
Cosi si balla il tango:
mescolando l’alito,
chiudendo gli occhi per ascoltare meglio
i violini che raccontano al bandoneon
perché, da quella notte,
Malena non ha più cantato.”
P.S.
Il post dedicato a quelli che mi chiedono “quando torneremo a ballare in milonga?”
(penso quando si troverà il vaccino; tre mesi? sei mesi? un anno? non ho idea)
Post dedicato a tutti i “produttori” di tango, agli amici lavoratori di tango che, in questo momento, patiscono più di tutti il non ritorno a una fase b (che non ci può essere per il tango) e il miraggio della milonga, miraggio lontano lontano, ma presente. E resistente!
Hasta siempre, hermanos de tangos. Luchamos más.


Un abbraccio a tutti da Cristiana Casuscelli Hastalamilonga.

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